Falso olio extravergine, dopo Lidl multati gli oli Carapelli, Bertolli, Sasso e Coricelli

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L’azione dell’Antitrust contro il falso olio extravergine è continua e inesorabile: prima Lidl, multata per 500mila euro per avere venduto olio extra vergine con il marchio Primadonna che, secondo l’autorità e i risultati della prova organolettica, conteneva al contrario olio vergine di oliva. Falsificando “in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore in realazione al prodotto pubblicizzato dal professionista”.

Poi sono arrivate le multe per pratica commerciale scorretta anche a Carapelli, Bertolli e Sasso – tutti marchi del gruppo Deoleo – e Coricelli, rispettivamente per 300mila e 100mila euro.

Come attesta l’Antitrust è “ingannevole l’indicazione ‘olio extravergine di oliva’”, riportata sulle confezioni, in quanto questi oli sono risultati essere semplicemente “vergini”.

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Latte, bene obbligo indicazione di origine in etichetta

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La proposta del governo di inserire nelle etichette dei prodotti lattiero-caseari l’obbligo di indicazione dell’origine degli ingredienti, nello specifico del Paese dove la materia prima é stata munta, dove é stata trasformata e dove é avvenuto il confezionamento è buona e va nella direzione di tutelare i consumatori, che possono così conoscere la provenienza di ciò che portano in tavola. L'Adoc però rilancia ulteriormente, si ritiene infatti necessario che oltre a scrivere l'origine dei prodotti venga inserita anche la bandiera del paese in cui i llatte viene munto e quella in cui viene trasformato, per meglio tutelare i cittadini.

“La tutela dei consumatori e dei prodotti Made in Italy passa necessariamente per l’obbligo di indicazione del Paese d’origine in etichetta. Il nostro plauso al Governo per essersi mosso in questa direzione, accogliendo le richieste di consumatori e produttori agricoli – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – il settore lattiero-caseario, in particolare, sta vivendo un momento drammatico anche a causa di un’etichettatura incompleta e poco chiara. In questo senso crediamo che, per una migliore tutela del consumatore e dei produttori, sia necessario, oltre ad estendere l’obbligo di indicazione del Paese d’origine a tutti i settori di produzione agroalimentari, arricchire ulteriormente la proposta lanciata dal Governo all’Unione Europea, prevedendo anche l’inserimento obbligatorio in etichetta della bandiera del Paese d’origine. I consumatori sono frequentemente fuorviati e disorientati in merito a questa indicazione, mentre la presenza di una bandiera rappresenterebbe una indicazione certa, di facile e immediata comprensione. Tutelerebbe il consumatore ma anche il produttore locale e il sistema del Made in Italy, aumentando il livello di trasparenza e sicurezza dei prodotti, favorendo lo sviluppo economico e sociale del Paese. Per questo abbiamo lanciato una petizione, su change.org, affinché venga obbligatoriamente inserita in etichetta il pittogramma della bandiera del Paese d’origine. Per una migliore è completa tutela di tutti i consumatori europei e di tutti i produttori che ogni giorno profondono i loro sforzi per offrire ai cittadini alimenti di elevata qualità e con il massimo delle garanzie di salute”.

Le etichette a semaforo bocciate dal parlamento europeo, l'ADOC: "Buon primo passo, ora vengano abolite."

Il Parlamento Europeo ha bocciato l’etichettatura a semaforo, invitando la Commissione a “riesaminare la base scientifica, l’utilità e la fattibilità del regolamento nonché eventualmente a eliminare il concetto di profili nutrizionali”: L’etichettatura a semaforo indicava le soglie tecniche di determinati nutrienti “critici” come grassi, grassi saturi, zuccheri, sale per 100 grammi di prodotto, ignorando completamente però la quantità di prodotto che veniva effettivamente consumata, penalizzando in particolare eccellenze del Made in Italy e anche della prduzione agroalimentare del veneto. Adoc ha accolto favorevolmente questa decisione, rilanciando però immediatamente per ottenere il divieto di utilizzo di tale etichettatura nei paesi in cui è già in uso.

“L’etichettatura a semaforo è basata su un sistema nutrizionale assolutamente fuorviante per i consumatori e estremamente penalizzante le eccellenze nostrane, questa volta l’Unione Europea ha preso una decisione giusta e sacrosanta – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – ora ci auguriamo che questo sistema, adottato nel Regno Unito, che penalizza i prodotti italiani e di altri paesi europei con perdite nelle quote di mercato, soprattutto per le produzioni più piccole, locali e tradizionali, e in particolare per i prodotti d’eccellenza Made in Italy come l’olio extra vergine e il Parmigiano Reggiano DOP, venga definitivamente abolito. Questo sistema evidenzia le calorie, i grassi, gli zuccheri ed il sale presenti in 100 grammi di prodotto. Il sistema “a semaforo” non si basa sulle quantità di consumo del prodotto bensì sulla semplice e generica presenza di alcuni elementi. Di fatto i consumatori vengono ingannati sul reale valore nutrizionale dell’alimento. Ci auguriamo che l’Unione Europea vada oltre sul tema etichettatura, prevedendo nelle indicazioni obbligatorie la sede dello stabilimento di produzione o confezionamento per i prodotti alimentari, abolita dal regolamento europeo 1169/2011 in materia di etichettatura degli alimenti. Crediamo sia opportuno che l’Unione Europea estenda questa corretta previsione a tutti gli alimenti presenti nel mercato europeo, in modo da garantire la salute degli oltre 700 milioni di cittadini europei. Invitiamo inoltre il Parlamento e la Commissione a valutare l’apposizione sull’etichetta, obbligatoria per tutti gli alimenti, della bandiera dello Stato di origine dei principali ingredienti utilizzati nella composizione del prodotto. E’ necessario che i consumatori abbiano da subito la consapevolezza del luogo di origine del prodotto che intendono acquistare. L’utilizzo di pittogrammi come la bandiera dello Stato d’origine aumenterebbe il livello di trasparenza e sicurezza, garantendo l’acquirente sull’origine territoriale del prodotto. Al fine di evitare truffe, contraffazioni e usi illeciti dell’icona, fenomeno purtroppo in espansione oltre oceano, l’icona stessa deve adottare gli identici standard di sicurezza, in particolare riguardanti la filigrana, attualmente in uso sulle banconote, in modo da evidenziare, ad un rapido controllo, che si tratti di un’apposizione in regola con le normative nazionali ed europee e non di un falso.”

Semi di albicocca, rischio avvelenamento da cianuro (2)

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Secondo un parere dell’EFSA consumare più di tre semi piccoli di albicocca crudi, oppure meno di mezzo seme grande per volta può far superare i limiti di sicurezza e rischia di provocare un avvelenamento da cianuro. I bambini piccoli che consumino anche solo un piccolo seme di albicocca rischiano di superare il limite di sicurezza.

Nei semi di albicocca è presente infatti un composto di origine naturale, chiamato “amigdalina”, che si trasforma in cianuro una volta ingerito.

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NUOVA ETICHETTATURA PRODOTTI

Da sabato 13 dicembre è entrata in vigore l’applicazione del regolamento comunitario 1169/2011 che uniforma l’etichettatura degli alimenti nei paesi Ue «affinché il consumatore riceva informazioni essenziali, leggibili e comprensibili per effettuare acquisti consapevoli» Dal 1 Aprile 2015 le etichette dovranno indicare anche il paese di provenienza della carne (abbattimento e allevamento), mentre dal 13 dicembre 2016 la tabella nutrizionale sarà obbligatoria per i prodotti alimentari preimballati.      

Con la nuova normativa le informazioni chiave sulla composizione del prodotto acquistato, appaiono in modo più leggibile sulle etichette e questo permette ai consumatori di fare delle scelte consapevoli al momento dell'acquisto di un alimento. Inoltre, le nuove regole pongono il consumatore in primo piano, forniscono delle informazioni più chiare ai cittadini, in una maniera che é gestibile per le imprese. Un'etichettatura chiara sugli allergeni, i nutrimenti, l'origine della carne e sui 'nano' ingredienti, costituisce una tappa verso più trasparenza per la nostra alimentazione.

In sostanza, tutti i prodotti alimentari dovranno provvedere a dotarsi di etichette più trasparenti nel contenuto e ‘ben visibili’, con caratteri di grandezza definita in base alle dimensioni della confezione e stampati in modo chiaro e leggibile. Questo significa che i produttori di alimenti dovranno rivedere e ristampare entro la fine del 2014 tutte le etichette di prodotti alimentari con l’indicazione delle nuove informazioni obbligatorie. Inoltre, l’etichetta dovrà essere apposta in posizione ben visibile, e non in parti marginali della confezione. Responsabile delle informazioni sull’etichetta sarà l’operatore (nome o ragione sociale) che commercializza il prodotto o, se tale operatore non è stabilito nell’Unione europea, l’importatore. Tutto questo, ovviamente, esaurite le scorte a magazzino.

CHE COSA CAMBIA:

Dimensioni: le scritte dovranno avere dimensione minima di caratteri tipografici non inferiori a 1,2 mm, oppure 0,9 mm se le confezioni presentano una superficie inferiore a 80 cm2. Soltanto nel caso di packaging con superficie inferiore a 10 cm2, l’etichetta potrà riportare solo le informazioni principali.

Data di scadenza: dovrà essere riportata oltre che sulle scatole anche sull’incarto interno del cibo se confezionati singolarmente.

Metodo di lavorazione: sarà obbligatorio indicarlo per alcuni prodotti, per esempio i decongelati.

Oli e grassi vegetali: sulla confezione non si potrà più scrivere genericamente ‘olio vegetale’ o ‘grasso vegetale’, ma si dovrà precisare, per esempio, ‘olio di mais’ o ‘grasso vegetale di palma’.

Prodotti ittici e carni: per il pesce dovranno essere indicate le tecniche di cattura. Mentre da aprile 2015 dovrà figurare sulla confezione il luogo di allevamento e macellazione anche per le carni suine, ovine, caprine e il pollame (al momento tale obbligo è in vigore solo per la carne bovina);

Allergeni: obbligo in etichetta degli eventuali ingredienti che potrebbero comportare un rischio allergenico. Andrà quindi messa in chiaro, con caratteri in grassetto e con un colore diverso per renderli più evidenti, la presenza di ingredienti come il glutine, a tutela dei celiaci, e di allergeni comuni come la frutta in guscio, le arachidi e il sesamo, il pesce e i molluschi e i crostacei, il latte, la soia, il sedano, l’anidride solforosa, i lupini o la senape. Questi obblighi sono validi anche per i cibi non imballati, per esempio quelli venduti nei ristoranti o nelle mense;

Valori nutrizionali: sarà facoltativo indicarli fino al 13 dicembre 2016, poi diventerà obbligatorio dare informazioni sul contenuto energetico e sulle percentuali di grassi acidi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale, espresse per 100 g o per 100 ml di prodotto e volendo anche in porzioni.

Immagini: aspetto, descrizione e presentazione grafica dovranno essere più comprensibili per non confondere il consumatore.

Inoltre, tutte le etichette dovranno riportare come già accade: denominazione dell’alimento, elenco degli ingredienti e relativa quantità, quantità netta, scadenza e termini di conservazione, nome o ragione sociale dell’operatore o importatore che commercializza il bene, paese d’origine (ove previsto), istruzioni per l’uso (per i casi in cui la loro omissione dovesse rendere difficile un uso adeguato dell’alimento) e volume alcolometrico, solo per bevande contenenti più dell’1,2% di alcool.

 

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